Astronomia e Spazio
Sfruttiamo questo 3d per parlare di osservazioni, missioni spaziali, telescopi, libri, documentari ecc.

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QUANTE LUNE CI SONO NEL SISTEMA SOLARE? LA RISPOSTA NON È SCONTATA

Quando pensiamo alla Luna, spesso immaginiamo soltanto il nostro pallido satellite che illumina le notti terrestri. In realtà, il nostro sistema solare pullula di lune, con numeri straordinariamente più grandi di quanto immaginato finora.
Infatti, sono state identificate ben 923 lune, contando non solo quelle che orbitano intorno ai pianeti ma anche quelle che accompagnano asteroidi e pianeti nani. E la cifra continua ad aumentare vertiginosamente, grazie ai progressi tecnologici e a telescopi sempre più potenti capaci di scovare satelliti prima invisibili ai nostri occhi.

Non tutte le lune sono uguali: si dividono tra satelliti "regolari", spesso grandi, con orbite stabili e circolari, e "irregolari", piccoli corpi celesti dalle orbite eccentriche. Basti pensare a giganti come Ganimede, la luna più grande del sistema solare, che orbita intorno a Giove insieme ad altri 94 satelliti, o a Saturno, recentemente passato a un impressionante totale di 274 lune.

L’esplorazione recente ha portato risultati incredibili: dal 2023 sono stati scoperti ben 190 nuovi satelliti intorno a Saturno, mentre Giove ne ha aggiunti almeno 12. Perfino Nettuno ha visto apparire due nuove lune nei cataloghi astronomici.

Eppure, queste centinaia di lune sono solo la punta dell’iceberg, sostengono gli astronomi. Ci sarebbero centinaia di altri piccoli satelliti in attesa di essere trovati, e persino i pianeti lontani, ancora nascosti ai confini del nostro sistema, potrebbero avere al loro fianco decine di satelliti sconosciuti.

Fonte: LIVESCIENCE

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L'UNIVERSO POTREBBE MAI SMETTERE DI ESPANDERSI? NUOVA TEORIA LO PROPONE

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La nostra comprensione dell'universo potrebbe essere sul punto di una vera rivoluzione: una nuova teoria sostiene infatti che l'energia oscura, la misteriosa forza che da miliardi di anni spinge l'universo ad espandersi sempre più rapidamente, potrebbe non essere costante come finora abbiamo creduto.
Finora, gli scienziati erano convinti che questa energia, chiamata "oscura" proprio perché ancora così poco compresa, agisse come una costante cosmologica, spingendo le galassie sempre più lontano in modo continuo e uniforme.

Ma ora un audace gruppo di ricercatori suggerisce uno scenario molto diverso, affascinante e quasi inquietante: una sorta di "interruttore cosmico", capace di invertire improvvisamente e radicalmente questa espansione, facendo rallentare o addirittura arrestare l’universo.

Secondo questo nuovo modello teorico, l'energia oscura potrebbe essere soggetta a una radicale transizione, trasformandosi da forza che accelera l'espansione cosmica a una forza in grado di frenarne la corsa. Il team, presentando la ricerca su arXiv, ha elaborato simulazioni confrontate con dati di supernovae, mappe della materia oscura e altre misurazioni astronomiche.

Sorprendentemente, il modello sembra risolvere alcune anomalie che gli scienziati riscontrano quando misurano la velocità di espansione usando metodi diversi, una questione nota come "tensione della costante di Hubble".

Naturalmente, questo nuovo approccio resta per ora teorico e non trova ancora corrispondenze chiare in una fisica conosciuta: gli stessi autori lo definiscono un "modello giocattolo", ovvero un esperimento mentale per esplorare nuove idee.

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LA SONDA BLUE GHOST SI È ANCORATA ALLA LUNA IN MODO ABBASTANZA INUSUALE: ECCO IL VIDEO



Qualche settimana fa, gli appassionati di astronomia e di esplorazione spaziale hanno assistito all'atterraggio della sonda Blue Ghost sulla superficie della Luna, evento che ha riacceso le speranze per quanto riguarda le future missioni umane sul nostro satellite.
Qualche giorno fa, invece, la NASA e l'azienda produttrice di Blue Ghost, ovvero Firefly Aerospace, hanno diffuso il video abbastanza particolare del rapido ancoraggio della sonda, un evento a cui non era mai stato possibile assistere prima.

La breve sequenza parte dal momento in cui la sonda si trova a a circa 28 metri sopra la superficie del satellite, mentre era ancora in corso il processo di decelerazione. Successivamente è possibile vedere il momento in cui la potenza dei propulsori solleva una grande nube polverosa lungo la superficie lunare, scuotendo delle rocce che probabilmente erano immobili da alcuni miliardi di anni.

Al momento dell'atterraggio, tuttavia, queste polveri hanno cominciato subito a depositarsi, di seguito allo spegnimento dei propulsori, permettendo così di osservare il momento in cui i piedi della Blue Ghost si sono agganciati alle rocce lunari.

Questa è la prima volta che gli astronomi hanno potuto assistere in maniera così dettagliata e prolungata - sebbene in differita - all'atterraggio e al successivo ancoraggio di un lander sulla superficie lunare, scuotendo l'interesse di vari appassionati in giro per il mondo.

"Sebbene i dati siano ancora preliminari, le oltre 3000 immagini che abbiamo catturato sembrano contenere esattamente il tipo di informazioni che speravamo di ottenere per comprendere meglio l'interazione fra il pennacchio prodotto dai nostri propulsori e la superficie della Luna" ha affermato in una dichiarazione Rob Maddock, project manager di SCALPSS, la telecamera posta sul ventre di Blue Ghost che aveva il compito di riprendere l'atterraggio.

"I dati sono fondamentali per ridurre i rischi nella progettazione e nel funzionamento dei futuri lander lunari, nonché delle infrastrutture di superficie che potrebbero trovarsi nelle vicinanze" ha continuato a precisare Maddock.

Sfortunatamente, la vita della sonda è già giunta al termine. Dopo aver effettuato degli incredibili scatti di un'alba lunare, il 16 marzo scorso la sonda è stata avvolta dalla gelida notte lunare, le cui temperature raggiungono i - 103 °C e la cui durata è di 14 giorni terrestri. A questi condizioni, nessun strumento finora costruito dall'uomo riesce a sopravvivere a lungo.

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DIAMO UNO SGUARDO A QUESTE RARISSIME IMMAGINI DELLA LUNA MARZIANA

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Durante il suo affascinante viaggio verso l’asteroide Dimorphos, la missione europea HERA, guidata dall’ESA, ha sorpreso gli astronomi con spettacolari immagini di Deimos, una delle due piccole e misteriose lune di Marte.
Questa straordinaria tappa intermedia è stata sfruttata per testare gli strumenti di bordo del veicolo spaziale, che ha catturato una rara visione ravvicinata del minuscolo satellite marziano da soli 5.600 chilometri di distanza, sfrecciando alla vertiginosa velocità di oltre 33.000 chilometri orari.

Qui e qui potrete osservare l'immagine.

Ma l’obiettivo finale di HERA è molto più ambizioso: nel 2022, infatti, una sonda NASA ha colpito intenzionalmente l’asteroide Dimorphos per testare la nostra capacità di difendere la Terra da impatti cosmici catastrofici. Ora tocca a HERA studiare da vicino i risultati di questo esperimento pionieristico, verificando quanto profondamente il colpo abbia modificato la traiettoria dell’asteroide e raccogliendo informazioni vitali per future missioni di difesa planetaria.

Nel frattempo, le immagini raccolte su Deimos potrebbero contribuire a risolvere uno dei più intriganti enigmi astronomici: la formazione delle lune marziane. Ancora oggi gli scienziati discutono se Deimos e la sua compagna Phobos siano asteroidi catturati dalla gravità marziana oppure frammenti derivanti da un impatto planetario.

E mentre la Terra si prepara ad affrontare eventuali minacce spaziali future, come il prossimo passaggio ravvicinato dell’asteroide Apophis nel 2029, l’ESA è pronta a inviare nello spazio una seconda missione difensiva.

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GLI ASTRONOMI HANNO SCOPERTO 4 ESOPIANETI DAVVERO VICINO A NOI

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Settimana scorsa una nuova ricerca ha sorpreso la comunità astronomica internazionale. Dopo molte supposizioni e anni di ricerca, un team dell'Università di Chicago, coordinata da Ritvik Basant, ha confermato che attorno alla Stella di Barnard sono presenti 4 esopianeti rocciosi simili alla Terra.
Ciascuno di essi è più piccolo del nostro pianeta, ma insieme costituiscono un sistema molto interessante, che purtroppo non può risultare abitabile per via della vicinanza con la loro stella.

La Stella di Barnard è la quarta stella più vicina al Sole, dopo le tre stelle che formano il sistema di Alpha centauri. Si tratta di una nana rossa, con una massa pari a un sesto rispetto quella del Sole, che si trova a 5,97 anni luce da noi.

Per anni i ricercatori hanno cercato di confermare la presenza di pianeti attorno a questa stella, quindi la nuova scoperta ha entusiasmato i ricercatori, consentendo di porre la parola fine a un'enigma che si protraeva per molto tempo.

"È una scoperta davvero entusiasmante", ha affermato in una dichiarazione Basant, che oltre a pubblicare la notizia all'interno della rivista su The Astrophysical Journal Letters sta anche concludendo un dottorando presso l'Università di Chicago. "La stella di Barnard è un nostro vicino cosmico, eppure ne sappiamo così poco".

Per catturare le prove dell'esistenza di questi esopianeti gli astronomi hanno utilizzato MAROON-X, uno strumento collegato al telescopio Gemini North sul vulcano Mauna Kea alle Hawaii, osservando il cielo notturno per 112 notti durante un periodo di tre anni.

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LE SUPERNOVE: EVENTI COSMICI CHE POTREBBERO AVER CAUSATO ESTINZIONI DI MASSA SULLA TERRA

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Le grandi estinzioni di massa sono state probabilmente gli eventi che hanno maggiormente segnato la storia evolutiva della vita sul nostro pianeta, alterando profondamente il destino di un numero davvero enorme di specie.
Identificare le cause che hanno favorito l'estinzione di così tante specie non è di certo un lavoro semplice, tanto da essere divenuto un obiettivo a cui si sono dedicati generazioni di paleontologi e di geologi. Un gruppo di astronomi provenienti dall'Università di Alicante e dalla Keele University ha tuttavia pubblicato un interessante articolo (all'interno della rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society) che potrebbe cambiare per sempre le nostre conoscenze sull'argomento.

Secondo questi ricercatori due delle estinzioni più grandi avvenute sulla Terra (quella del Devoniano e dell'Ordoviciano) sarebbero avvenute per colpa di alcune grosse esplosioni stellari, note anche come supernove, che hanno indirettamente influito sulla struttura dell'atmosfera terrestre, favorendo il mutamento delle condizioni climatiche.

"Le esplosioni di supernova sono tra le più energetiche dell'Universo", ha affermato uno degli autori principali dello studio, il dottore Nick Wright. "Se una stella massiccia dovesse oggi esplodere come supernova vicino alla Terra, i risultati sarebbero devastanti per la vita sulla Terra. Questa ricerca suggerisce che questo potrebbe essere già accaduto."

L'estinzione dell'Ordoviciano di 445 milioni di anni fa portò alla morte oltre il 60% delle specie allora viventi, mentre l'estinzione del Devoniano, avvenuta circa 370 milioni di anni fa, annientò circa il 70% di tutti gli organismi, favorendo la comparsa di alcune famiglie che si sarebbero successivamente spartite i primi ecosistemi delle terre emerse e gli oceani.

Per confermare la loro teoria, i ricercatori hanno analizzato l'età e la posizione delle supernove più vicine alla Terra, scoprendo che alcune di esse potrebbero essere scoppiate davvero nello stesso periodo in cui avvennero queste due estinzioni di massa, influenzando il percorso evolutivo della vita sul nostro pianeta.

Fortunatamente, al giorno d'oggi solo due stelle vicine alla Terra potrebbero trasformarsi in supernovae nei prossimi milioni di anni. Esse sono Antares e Betelgeuse.

Sembra inoltre che nel prossimo gioco di Hideo Kojima - Death Stranding 2 - i giocatori potranno visitare alcuni scenari ispirati a queste due grandi estinzioni di massa, permettendo a tutti di approfondire questo argomento.


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SATURNO SORPRENDE ANCORA: 128 LUNE APPENA SCOPERTE NEL SUO AFFASCINANTE SISTEMA!

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La sfida tra Saturno e Giove per il titolo di pianeta con più lune ha appena subito un colpo di scena clamoroso: gli astronomi hanno individuato ben 128 nuove lune attorno a Saturno, portando il numero totale dei suoi satelliti a 274, contro i “soli” 95 di Giove.
La scoperta è stata ufficialmente riconosciuta dall’Unione Astronomica Internazionale.

Le prime tracce di questi nuovi corpi celesti erano emerse tra il 2019 e il 2021, quando gli scienziati avevano individuato 62 piccoli oggetti in orbita attorno a Saturno. Tuttavia, alcuni segnali indicavano la presenza di molti più corpi ancora da identificare. Così, nel 2023, un team guidato dall’astronomo Edward Ashton ha deciso di monitorare gli stessi campi stellari per tre mesi consecutivi, portando alla conferma della nuova impressionante scoperta.

Queste lune non sono come la nostra: si tratta di piccoli satelliti irregolari, lunghi solo pochi chilometri e dalla forma simile a una patata spaziale. Secondo i ricercatori, potrebbero essere frammenti di corpi più grandi che si sono scontrati nell’orbita di Saturno milioni di anni fa. In particolare, si ipotizza che una collisione recente – risalente a circa 100 milioni di anni fa, un battito di ciglia su scala planetaria – abbia frantumato un oggetto più grande, dando origine a questo sciame di mini-lune.

Con Giove ormai distanziato, la corona di “Re delle lune” appartiene senza dubbio al gigante dagli anelli. Ma chissà, forse il futuro ci riserverà altre sorprese nei cieli del nostro sistema solare. A proposito: sapevi che Giove non ha alcuna superfice?

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IL TELESCOPIO EUCLID HA SCOPERTO 26 MILIONI DI GALASSIE IN UNA SETTIMANA

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Euclid è sicuramente uno dei telescopi più potenti mai costruiti dall'Agenzia spaziale europea (ESA) e a dimostrarlo è stata la recente pubblicazione dei risultati delle sue prime osservazioni dello spazio (avvenute a febbraio), che hanno lasciato a bocca aperta i ricercatori.
In una singola scansione del cielo, durata sette giorni, Euclid è riuscito a catturare la luce di oltre 26 milioni di galassie, le più distanti delle quali sono a 10,5 miliardi di anni luce di distanza.

Un vero record, che supera di gran lunga i risultati ottenuti da qualsiasi altro telescopio attualmente in servizio. C'è tuttavia qualcosa di ancora più stupefacente: Euclid ha compiuto questa scopoerta osservando solo tre piccole regioni del cielo notturno e nel corso dei prossimi anni probabilmente catturerà le immagini di altri 1,5 miliardi di galassie, inviando ogni giorno 100 gigabyte di dati sulla Terra.

Lo scopo di Euclid è quello di mappare la posizione della materia all'interno dell'universo, identificandone così la struttura più profonda. In tal modo gli scienziati sperano di trovare delle informazioni loro utili per affrontare alcuni degli enigmi più difficili che affliggono attualmente l'astronomia, come l'origine della materia oscura e la natura dell'energia oscura.

L'anno scorso Euclid aveva cominciato a dare prova di sé divenendo protagonista di alcune impressionanti scoperte, ma ciò che è stato rivelato questa settimana dagli scienziati è davvero qualcosa di altisonante, per non dire di unico.

"Il pieno potenziale di Euclid sarà espresso solo quando avrà completato l'intera indagine", ha affermato Clotilde Laigle, scienziata presso l'Institut d'Astrophysique de Paris e una delle principali autrici della dichiarazione congiunta pubblicata lo scorso 19 marzo. "Eppure il volume di questa prima pubblicazione di dati ci offre già un primo sguardo unico all'organizzazione su larga scala delle galassie, che possiamo utilizzare per apprendere di più sulla formazione delle galassie nel tempo".

"Osserveremo lo spazio profondo tra le 30 e 52 volte nel corso dei prossimi sei anni di missione, migliorando ogni volta la risoluzione di come vediamo quelle aree e il numero di oggetti che riusciamo a osservare", ha affermato Valeria Pettorino, scienziata di chiara origine italiana dell'ESA. "Pensate solo alle scoperte che ci attendono".

La missione Euclid in teoria dovrebbe concludersi entro 6 anni, ma è probabile che possa essere allungata, nel caso in cui i suoi strumenti non subiscano danneggiamenti o guasti tecnici.

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LA STAZIONE SPAZIALE CATTURA UN FANTASMA: LA VERITÀ DIETRO L'IMMAGINE SCONCERTANTE!

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Dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) arrivano immagini spettacolari di un fenomeno raro e affascinante: un blue jet sprite, un fulmine che si propaga verso l’alto invece che scaricarsi verso il suolo.
L’immagine, scattata dall’astronauta della NASA Butch Wilmore e condivisa dal collega Don Pettit, mostra un incredibile bagliore blu che si sviluppa ai margini dell’atmosfera terrestre, a un’altitudine compresa tra 75 e 80 chilometri.

Qui potrete osservare l'immagine in questione.

Sebbene questi eventi siano stati segnalati da piloti e testimoni a terra per decenni, la loro esistenza è stata confermata solo negli ultimi anni grazie alla tecnologia moderna. I blue jet e i red sprites sono scariche elettriche che si verificano sopra le nubi temporalesche, originate dall’accumulo di cariche elettriche negative (a proposito, ma cos'è questa inquietante luce rossa?).

A differenza dei fulmini tradizionali, che si dirigono verso il basso, queste scariche puntano verso lo spazio, dando vita a colonne di luce blu o rossa. Il colore è determinato dall’interazione dell’elettricità con i gas presenti nell’atmosfera, in particolare l’azoto.

Nonostante i progressi nello studio di questi fenomeni, molti aspetti rimangono avvolti nel mistero. Gli scienziati della NASA si interrogano ancora sulle condizioni esatte che ne favoriscono la formazione e sul loro legame con le onde gravitazionali atmosferiche. Solo ulteriori osservazioni, sia dallo spazio che dalla Terra, potranno fornire risposte.

A tal proposito: sapete che esistono fulmini 1000 volte più potenti del normale?

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